Non mettere in pericolo i buoni sviluppi

Comunicato stampa del 9 marzo 2021 del Comitato nazionale contro le iniziative agricole estreme

Due proposte agricole estreme, l'iniziativa sull'acqua potabile e quella senza pesticidi, saranno in votazione il prossimo 13 giugno. Oggi, in una conferenza stampa a Berna, dei membri del Comitato nazionale per il «NO» hanno delineato le conseguenze negative: meno produzione indigena, più importazioni, alimenti più cari, più spreco alimentare, perdita di posti di lavoro e di valore aggiunto. E tutto senza alcun vantaggio per l'ambiente o l'acqua. Inoltre, le relatrici e i relatori hanno ricordato gli sviluppi positivi e le misure già adottate per garantire ulteriori miglioramenti.

von links: Nationalrat Markus Ritter, Nationalrätin Isabelle Moret, Nationalrat Gerhard Pfister, Nationalrat Fabio Regazzi, Ständerat Marco Chiesa, Anne Challandes, Colette Basler, Ständerat Damian Müller

Markus Ritter, Isabelle Moret, Gerhard Pfister, Fabio Regazzi, Marco Chiesa, Anne Challandes, Colette Basler, Damian Müller

Il Comitato nazionale contro le iniziative agricole estreme «sull’acqua potabile» e «senza pesticidi» si è presentato oggi a Berna ai media per informare sui requisiti e le conseguenze negative, che avrebbe una loro accettazione. Il presidente dell'Unione Svizzera dei Contadini, Markus Ritter, ha esordito spiegando la differenza: «l'iniziativa sull'acqua potabile non ha nulla a che vedere con l'acqua potabile. Piuttosto, vuole correlare i pagamenti diretti a due requisiti principali che sono poco efficaci. Infatti solo chi non usa prodotti fitosanitari e produce autonomamente tutto il foraggio per i propri animali potrebbe ancora riceverli». Ciò toccherebbe anche le aziende biologiche e la prova che le esigenze ecologiche sono rispettate (PER), che è attualmente la base per ricevere i pagamenti diretti. L'iniziativa senza pesticidi mira a vietare completamente l'uso di pesticidi sintetici nell'agricoltura e nell'industria alimentare, includendo anche le importazioni.

L'agricoltura è in voga

La critica, spesso ripetuta, che l'agricoltura sia troppo statica è falsa. Anne Challandes, contadina bio e presidente dell’Unione Svizzera delle Donne Contadine e Rurali, lo ha spiegato con alcuni esempi: «la vendita di prodotti fitosanitari per l'agricoltura convenzionale è diminuita di oltre il 40% negli ultimi dieci anni. Più della metà dei prodotti venduti sono permessi anche nell’agricoltura biologica. Anziché del 7% richiesto, le famiglie contadine mettono a disposizione quasi il 19% delle loro superfici per promuovere la biodiversità. L'uso di antibiotici per gli animali da reddito si è dimezzato grazie a numerose attività del settore per promuoverne la salute». Ed è proprio la PER che garantisce all'agricoltura svizzera di distinguersi positivamente dagli altri paesi. Ciò include, oltre alle superfici già menzionate per la biodiversità, anche un bilancio di concimazione equilibrato, un avvicendamento equilibrato delle colture e una selezione e un utilizzo mirato dei prodotti fitosanitari. Tutti punti che sono rigorosamente controllati.

Una soluzione migliore è già in arrivo

«Riconosciamo i miglioramenti in corso e riteniamo che entrambe le iniziative non raggiungano gli obiettivi prefissati. In Parlamento, per noi, non era solo importante respingere le due iniziative, bensì anche allo stesso tempo presentare una soluzione alternativa», ha spiegato il presidente dell’Alleanza del centro, Gerhard Pfister, in merito all'idea di base dell'iniziativa parlamentare «ridurre il rischio associato all'uso di pesticidi». Con quest’ultima, l'uso di prodotti fitosanitari potrebbe essere ridotto in modo mirato senza dover ricorrere a maggiori importazioni.

Il cibo locale deve rimanere accessibile

Marco Chiesa, presidente dell’UDC, ha ricordato l'importanza della produzione alimentare regionale: «possiamo fare a meno di molte cose, ma non del nostro cibo quotidiano». Il percorso intrapreso dal Parlamento e i nuovi obiettivi di riduzione richiedono già molto alle aziende agricole. Molti agricoltori hanno già oggi rinunciato per esempio a coltivare la barbabietola da zucchero, perché il rischio di coltivazione è diventato troppo alto dopo la proibizione di usare numerosi prodotti «Non vorrei avere un'agricoltura puramente bucolica, i cui prodotti quasi nessuno può più permettersi, e poi dover importare la maggior parte del nostro cibo».

Non mettiamo in pericolo inutilmente dei posti di lavoro

«L'industria agroalimentare garantisce oltre 300’000 posti di lavoro, di cui circa 160’000 dipendono direttamente dalla produzione alimentare nazionale», ha ricordato Fabio Regazzi, presidente dell'Unione Svizzera delle Arti e Mestieri, riguardo l'importanza per il settore. Con condizioni rigorose imposte solo alla Svizzera si incoraggerebbe il turismo degli acquisti e verrebbero indebolite le aziende nazionali di trasformazione e del commercio. In vista delle drastiche misure contro il Coronavirus, sarebbe stata necessaria una maggiore cautela con le imprese locali e i loro posti di lavoro.

L’industria alimentare è fortemente colpita

La stessa cosa è stata sottolineata anche da Isabelle Moret, presidente della Federazione delle Industrie Alimentari Svizzere: «Le iniziative, e specialmente quella senza pesticidi, colpirebbero duramente le aziende di trasformazione. Le industrie del cioccolato o del caffè non sarebbero in grado di vivere con i requisiti imposti e dovrebbero trasferire la loro produzione all'estero». Tutto ciò perché sarebbero autorizzate a importare solo materie prime non trattate e quindi avrebbero bisogno di ben il 21% della produzione mondiale di caffè biologico e il 50% della produzione mondiale di cacao biologico. I pesticidi sono anche essenziali per l'igiene al fine di garantire un’impeccabile qualità del cibo. Se dovessero essere proibiti, ci sarebbero molte più perdite, cioè spreco alimentare, dall'agricoltura alla trasformazione, al commercio fino alle economie domestiche.

Scelta tra peste e colera

«L'iniziativa senza pesticidi porta con sé ulteriori problemi», ha spiegato il Consigliere agli Stati del PLR Damian Müller. Questo perché i requisiti richiesti sono una chiara violazione dei nostri obblighi nei confronti dell'OMC. In definitiva, ci sarebbero due sole opzioni: uscita dall'Organizzazione Mondiale del Commercio con l’imposizione dell'offerta e il turismo degli acquisti. Ma con un beneficio per l'ambiente. Oppure un'attuazione unilaterale solo per la produzione svizzera, con una sostituzione sul mercato delle materie prime locali e delle aziende agricole nazionali e l'aumento della nostra impronta ecologica all'estero. «Una scelta quindi tra peste e colera», ha osservato. In qualità di presidente dei fabbricanti di foraggi, ha anche sottolineato, nell'iniziativa sull'acqua potabile, il requisito insensato riguardante il foraggio: pochissime fattorie con pollame o maiali hanno sufficienti superfici di terreno arabile per nutrire i propri animali. Questo sarebbe un ostacolo praticamente insormontabile, soprattutto per chi si trova in zone di collina e di montagna. Una rinuncia alla PER e ai correlati requisiti è quindi uno scenario realistico. L'alternativa sarebbe di smettere di produrre e passare a uova o carne di pollame importate. In entrambi i casi non ci sarebbe alcun valore aggiunto, né per l'ambiente in generale né per l'acqua potabile.

Nessun beneficio per l'ambiente

Queste affermazioni sono state confermate anche da Colette Basler, Gran Consigliera e co-presidente del gruppo PS nel Canton Argovia, che è anche proprietaria di un’azienda agricola: «come esperta e rappresentante dell'agricoltura posso assicurare che questa iniziativa non gioverà per niente all'acqua potabile e danneggerà l'ambiente nel suo insieme». Già adesso il 75% della nostra impronta legata al consumo è generata all'estero. La conseguenza di un’accettazione dell'iniziativa sarebbe che ancora più prodotti agricoli verrebbero dall'estero e così avremmo i loro pesticidi nei nostri piatti. La problematica non riguarda solo il foraggio per gli animali, ma anche la produzione vegetale. «I coltivatori di frutta e verdura non sono così tanto dipendenti dai pagamenti diretti, ma hanno bisogno di taluni prodotti fitosanitari», spiega. Se questi agricoltori dovessero fare a meno dei contributi dello Stato, non ci sarebbe più alcun effetto positivo sull'ambiente. La signora Basler ha infine concluso con le seguenti parole: «tutti noi vogliamo acqua potabile pulita e un ambiente intatto. Con questa iniziativa però non otterremmo questo risultato».

L'agricoltura si trova di fronte ad un rapido cambiamento. Questo processo di miglioramento non solo continua, bensì viene rafforzato dalle misure che sono state adottate. Le iniziative mettono a rischio questi sviluppi positivi: meno produzione indigena, più importazioni, prezzi degli alimenti più cari, maggior spreco alimentare, perdita di posti di lavoro e di valore aggiunto. E tutto ciò senza miglioramenti per l'ambiente o l'acqua. Questa è, in breve, la conclusione del comitato nazionale che si sta impegnando per 2x NO alle iniziative agricole estreme.

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Urs Schneider

Responsabile della campagna

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